Monthly Archives

GIRORTOLANDO

giugno 29, 2012 by admin in Uncategorized with 0 Comments

Una domenica nella natura in compagnia alla scoperta degli orti collettivi della Valpolicella. Per visualizzare il programma della giornata clicca su GIRORTOLANDO 2012 def

Il quotidiano L’Arena ha dedicato all’iniziativa il seguente articolo, pubblicato in data 1 luglio 2012:  http://www.larena.it/stories/Provincia/381237_a_tavola_coi_prodotti_degli_orti_collettivi/

 

I CATTOLICI, LA CRISI E IL LAVORO: SPOSTARE LA PRIORITA’

giugno 10, 2012 by admin in Uncategorized with 0 Comments

Papa Benedetto XVI il 3 giugno 2012 a Milano all’incontro mondiale delle famiglie ha affermato: “Noi vediamo che nelle moderne teorie economiche prevale spesso una concezione utilititaristica del lavoro, della produzione e del mercato. Il progetto di Dio e la stessa esperienza dimostrano però che non è la logica unilaterale dell’utile proprio e del massimo profitto quella che può concorrere ad uno sviluppo armonico, al bene della famiglia e ad edificare una società giusta, perchè porta con sè concorrenza esasperata, forti disuguaglianze, degrdao dell’ambiente, corsa ai consumi, disagio nelle famiglie. Anzi, la mentalità utilitaritica tende ad estendersi anche alle relazioni interpersonali e familiari, riducendole a convergenze precarie di interesi individuali e minando la solidità del tessuto sociale”.

Dal Forum cattolico-ortodosso di Lisbona conclusosi l’8 giugno 2012 è uscito questo documento:
“Le Chiese osservano che la crisi che stiamo attraversando non è soltanto una crisi economica. Si tratta invece di una crisi non solo morale e culturale ma più profondamente antropologica e spirituale.
Se siamo giunti a questo punto, è perché la finanza si è affrancata dall’economia reale; l’economia, a sua volta, si è affrancata dal controllo della volontà politica e quest’ultima, si è distaccata dall’etica.
Considerando la nostra esperienza della presenza viva di Cristo nella Chiesa, riteniamo che è nel ritorno a Cristo, nella disponibilità allo Spirito Santo e alla fede cristiana che gli uomini di oggi troveranno la risposta alle loro aspirazioni più profonde. La società deve essere organizzata in modo da essere sempre al servizio dell’uomo, e non il contrario. L’uomo è per natura un essere sociale che si realizza innanzitutto nella famiglia. Rifiutiamo l’individualismo che isola le persone separandole le une dalle altre. Ogni persona è fine a se stessa, aperta all’amore infinito di Dio, e non deve mai essere trattata come un oggetto manipolabile in balia degli interessi dei più potenti. I cristiani dal canto loro sono disposti a collaborare con tutti gli uomini di buona volontà per costruire una società più giusta e più umana.
Se gli Europei vogliono uscire dalla crisi – in solidarietà con il resto dell’umanità -, devono capire che è necessario cambiare stile di vita. Per il credente si tratta di riallacciare un rapporto personale con il Dio trinitario che è comunione d’amore, rapporto che va al di là di una mera sapienza o di una convinzione etica. La crisi può essere l’occasione di una presa di coscienza salutare. Gli Europei devono dare un senso all’attività economica partendo da una visione integrale, non troncata, della persona umana e della sua dignità. Rimettendo la persona nella sua giusta collocazione, subordinando l’economia agli obiettivi di sviluppo integrale e solidale, aprendo la cultura alla ricerca del vero, facendo spazio alla società civile e all’ingegnosità dei cittadini che operano per il benessere dei loro contemporanei, creeranno le condizioni per far emergere un nuovo tipo di rapporto con il denaro, con la produzione e con il consumo. Questo è per altro quanto ci ricorda la tradizione ascetica cristiana del digiuno e della condivisione. Le Chiese sollecitano i cristiani a coordinare il loro servizio diaconale a livello locale e globale alfine di aiutare le persone che vivono situazioni di precarietà e di contribuire allo sviluppo di una società più equa. In questo mutamento indispensabile, deve essere accordata una priorità al lavoro. È opportuno privilegiare le attività generatrici di posti di lavoro. Ognuno deve poter vivere dignitosamente, realizzarsi grazie al lavoro ed essere solidale con gli altri. Ogni forma di corruzione e di sfruttamento deve essere soppressa. Il mercato non deve essere una forza anonima e cieca. È il luogo in cui si scambiano beni e servizi utili per lo sviluppo materiale, sociale e spirituale delle persone. Il mercato chiede di essere regolato in funzione dello sviluppo integrale della persona. Non è più possibile dilapidare le risorse del creato, inquinare l’ambiente in cui viviamo come stiamo facendo. La vocazione dell’uomo è di essere il custode e non il predatore del creato. Oggi si deve essere consapevoli del debito che abbiamo verso le generazioni future alle quali non dobbiamo trasmettere un ambiente degradato e invivibile. Nel mondo globalizzato nel quale viviamo, la mano che regge la vita dei popoli non deve essere la mano invisibile dell’egoismo individuale o collettivo, ma quella di una politica di controllo e di trasparenza delle scelte degli attori sociali e degli Stati”. (fonte http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/vescovi-europei-sulla-crisi.aspx  ).

Sono parole sacrosante e del tutto condivisibili, che sentiamo ripetere da tempo. Sono concetti e valori che la Banca Etica e, più in generale, il movimento per la finanza etica, sostiene e porta avanti da molti anni.
Quanto fatto finora però, sia in termini di elaborazione culturale che di realizzazioni concrete non è sufficiente, visto che siamo ancora nel pieno della crisi e non se ne intravede la fine all’orizzonte.
Dobbiamo fare un salto, serve un cambio di paradigma culturale, come Maurizio Pallante sostiene da molto tempo, e per fare questo bisogna smontare il mito della crescita:

“La crescita non è, come si fa credere e si fa finta di credere, l’aumento della produzione di beni che migliorano la qualità della vita, perché il parametro che la misura, il prodotto interno lordo, può calcolare soltanto il valore monetario degli oggetti e dei servizi che vengono scambiati con denaro, cioè le merci, ma non può dare nessuna indicazione sulla loro qualità, sulla loro utilità, o sui danni che causano agli ambienti e alle persone nei modi in cui vengono prodotte, quando vengono utilizzate e quando vengono smaltite, come una bilancia può misurare soltanto il peso e non può dare nessuna indicazione sulla qualità di ciò che pesa. Può indicare quanto pesa una certa quantità di mele, ma non se sono buone o cattive, mature, acide o appassite. Queste considerazioni di un’ovvietà banale sono state escluse dalla valutazione della produzione di merci e la quantità ha preso il posto della qualità. Più è diventato sinonimo di meglio”
(tratto da http://decrescitafelice.it/2012/06/crescita-economica-egemonia-culturale-e-metastasi-urbane/  ).

Per affermare questi valori, uscire dalla crisi e creare nuovi posti di lavoro utili non c’è che un strada:
SPOSTARE LA PRIORITA’ DALLA CRESCITA DEL PIL ALL CRESCITA DELL’OCCUPAZIONE IN LAVORI UTILI:
http://decrescitafelice.it/2012/05/spostare-la-priorita-dalla-crescita-del-pil-alla-crescita-delloccupazione-in-lavori-utili-una-proposta-concreta/

Proponiamo di diffondere questo manifesto-appello del Movimento per la Decrescita Felice presso il mondo sia cattolico che laico, per cercare di influenzare i politici, gli economisti e gli imprenditori per indurli a rifondare su basi del tutto nuove la politica economico-industriale italiana.